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Alto potenziale e plusdotazione cognitiva: capiamone di più

20 nov 2019 – di Cristina Morrone, Psicologa

 

Sta iniziando a prendere sempre più piede la tematica dell’alto potenziale e della plusdotazione cognitiva. Nonostante sembri un dono avere un’intelligenza superiore alla media, in realtà questa condizione determina delle sfide di adattamento diverse per il bambino. stesso percorso scolastico in effetti potrebbe risentirne, determinando scarsa autostima ed insuccesso, tanto che il MIUR ha inserito l’alto potenziale all’interno dei Bisogni Educativi Speciali (BES), quindi beneficiari di un percorso scolastico personalizzato. Ma di cosa si tratta? Vediamolo insieme.

Alto potenziale e plusdotazione

COSA SONO ALTO POTENZIALE E PLUSDOTAZIONE COGNITIVA?

La diffusione della tematica dell’alto potenziale cognitivo ha permesso l’invio a una consultazione specialistica specifica e, di conseguenza, alla necessità di comprendere meglio questo mondo, fino a ora poco ascoltato nel nostro Paese. È prova di questo maggiore interesse anche l’attenzione manifestata dal MIUR, il quale ha incluso, fatta salva l’autonomia decisionale di ciascun consiglio di classe, l’alto potenziale all’interno dei Bisogni Educativi Speciali; ovvero di quella popolazione che, per svariate motivazioni più o meno continuative nel tempo, necessitano di una personalizzazione del percorso scolastico. Per fare chiarezza occorre definire l’alto potenziale e la plusdotazione cognitiva e delinearne le principali caratteristiche.

L’alto potenziale e la plusdotazione cognitiva rappresentano un insieme complesso di caratteristiche cognitive, emotive, comportamentali e personologiche, associate alla presenza di un funzionamento intellettivo superiore alla media. Se infatti si parla di alto potenziale a partire da un quoziente intellettivo pari o superiore a 120, si rientra nella plusdotazione cognitiva con un quoziente intellettivo pari o superiore a 130. Il punteggio ottenuto alle prove di intelligenza non è tuttavia l’unico indicatore da considerare. I differenti livelli di intelligenza sembrano essere associati, secondo alcuni studiosi, a una differente rapidità di progressione nelle tappe dello sviluppo. Al crescere del livello intellettivo, infatti, si assisterebbe a una maggiore precocità nell’acquisizione della letto-scrittura e delle abilità di calcolo e/o nel mantenimento dell’attenzione e, in generale, nell’interesse per il “mondo del sapere”. Esistono inoltre studi che testimoniano la presenza di peculiarità neuroanatomiche e nel funzionamento cerebrale dei soggetti plusdotati.

LE SFIDE INASPETTATE DEL BAMBINO.

Il funzionamento intellettivo tuttavia, seppur importante, non rappresenta l’unica variabile da considerare quando ci si approccia a questa tematica. Nonostante infatti si possa aver “ricevuto in dono” delle capacità intellettive elevate, è compito in primis dei contesti di crescita (famiglia e scuola) e, anche, della persona stessa fare in modo che questo “dono” si traduca in un effettivo talento in un determinato campo o in una condizione di benessere generale. L’adattamento all’ambiente dipende, necessariamente, non solo dalle capacità cognitive, ma anche da altre caratteristiche individuali (come la motivazione, l’autostima, la tenacia, caratteristiche di personalità) e da variabili ambientali (come lo stile educativo genitoriale, il clima familiare e scolastico, le risorse economiche a disposizione, l’offerta formativa scolastica, la cultura di appartenenza), che permettono alla dotazione biologica di articolarsi e di esprimersi in determinati ambiti del sapere o del saper fare. Si deduce pertanto che si possono incontrare persone ad alto potenziale cognitivo “realizzate” e “felici” o, al contrario, persone che non sono riuscite a trovare la propria strada nella vita nonostante numerose opportunità, che hanno abbandonato il percorso di studi o che hanno fatto sì che il proprio basso rendimento scolastico determinasse chi poter diventare. L’alto potenziale e la plusdotazione cognitiva, infatti, se non opportunamente individuate e sostenute possono rappresentare un fattore di vulnerabilità dello sviluppo, soprattutto perché le notevoli capacità cognitive non sono sempre accompagnate da altrettanto elevate competenze in ambito emotivo-relazionale.

L’IMPORTANZA DELLA VALUTAZIONE PER METTERE A FRUTTO L’INTELLIGENZA.

Da qui l’importanza di eseguire una valutazione specialistica, in grado di individuare i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la persona e i suoi contesti di crescita, permettendo così la messa a punto di piani di intervento educativo-didattici, riabilitativi, psicologici o terapeutici ad hoc.
Alle volte la certificazione di alto potenziale viene richiesta a seguito di difficoltà del bambino/adolescente a integrarsi all’interno del gruppo dei pari o nelle routine scolastiche oppure per fatiche nella gestione del proprio mondo emotivo e relazionale. In altri casi l’alto potenziale viene invece individuato nel corso di valutazioni finalizzate a fare luce su eventuali difficoltà negli apprendimenti, fatiche attentive o problematiche emotive e comportamentali. In altri ancora la valutazione viene richiesta da adulti desiderosi di comprendere difficoltà e fatiche vissute nel corso della propria vita. L’obiettivo, in tutti i casi, è dare significato a ciò che si vive, allo scopo di conoscere e conoscersi meglio, e poter fare scelte più consapevoli.

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