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Ansia e Covid-19: come affrontare al meglio la nuova quotidianità

23 apr 2020 – di Clarissa Ricci, psicologa-psicoterapeuta

La diffusione del Coronavirus ha reso la nostra quotidianità più complessa e ci ha posti di fronte alle nostre vulnerabilità. L’incertezza derivante da questo “pericolo invisibile”, l’incertezza del futuro, l’ansia per la propria incolumità e per quella dei propri cari, l’isolamento forzato, la limitazione della nostra libertà e le immagini spaventose che ci arrivano dai media hanno generato emozioni difficili da gestire.

La nostra quotidianità ha subito uno sconvolgimento: gli orari sono cambiati, gli spazi che prima erano “casa” sono diventati “lavoro” o “scuola”. In queste ridefinizioni degli spazi e del tempo la possibilità di bilanciare lavoro e famiglia è diventata un traguardo più difficile da raggiungere. Dal punto di vista psicologico ci è stato richiesto un nuovo adattamento, e le vecchie strategie che utilizzavamo potrebbero non essere più funzionali, lasciando emergere emozioni di irritabilità, ansia e altri sintomi sentinella a cui occorre prestare attenzione.

La prima cosa utile per gestire l’ansia connessa all’incertezza è costruire una “nuova prevedibilità”, creando una nuova routine fatta di impegni e attività di diverso tipo. Occorre che le nostre giornate siano scandite da cose da fare, che ci permettano di dare un senso al tempo che passa, utilizzando tabelle, agende o tutto quello che maggiormente ci aiuti ad avere la sensazione di proiettarci nel futuro e avere una cornice temporale definita e organizzata.

Nel ricostruire le nostre nuove routine è fondamentale includere, oltre a “doveri e oneri”, anche attività ludiche, sportive e di socializzazione. Nei momenti di fatica e stress la passività può essere considerata una reazione normale ma, alla lunga, può restituirci la sensazione di non riuscire a gestire le situazioni. Di fronte al pericolo, gli esseri viventi sono portati tendenzialmente a muoversi. L’immobilità del corpo rischia di generare sensazioni spiacevoli e di aumentare il nostro livello di allarme di fronte al pericolo, come se “non ci fosse niente da poter fare” per salvarci.

Le normali reazioni di fronte al pericolo sono l’attacco e la fuga. La reazione di attacco o fuga (detta anche hyperarousal o ipereccitazione) è una reazione neuronale fisiologica che si manifesta in risposta a un evento percepito come pericoloso per la propria incolumità (o quella dei propri cari). La risposta corporea iniziale, e le reazioni successive, vengono suscitate nello sforzo di creare un picco di energia che prepara i muscoli di tutto il corpo alla reazione di attacco o di fuga.

Tenere il nostro corpo in una situazione di immobilità vanifica l’attivazione corporea generata con lo scopo di proteggersi, creando una sorta di sovraccarico e dandoci tutte quelle sensazioni spiacevoli connesse all’ansia. Occorre quindi utilizzare questa energia per azioni, soprattutto di tipo fisico, utili per la nostra vita in modo da tenere il nostro corpo in movimento: fare i lavori di casa, cucinare, costruire oggetti, fare giardinaggio, prendersi cura di altre persone, fare sesso, ballare, suonare, cantare. Questa fase ci richiede di essere creativi in tutti i modi possibili e immaginabili. Tenersi in movimento per favorire l’autoregolazione emotiva diventa un compito essenziale.

Un altro modo per favorire l’autoregolazione emotiva è fare pratiche di tipo meditativo. Le neuroscienze hanno ormai fornito evidenze del fatto che praticare Yoga, Mindfulness, Qi Gong, Tai Chi ci aiutano ad ancorarci al nostro corpo nel momento presente, restituendoci un più saldo senso di sé e calmando il nostro corpo e la nostra mente.

Un ultimo aspetto importante da prendere in considerazione è la condivisione di spazi e tempo con le persone che ci sono vicine affettivamente. In fasi come queste la “manutenzione” dei rapporti è fondamentale, e occorre nuovamente essere creativi per riuscire a connetterci con gli altri. Attenzione però all’iper-connessione: la reiterata esposizione agli altri può dare senso di costrizione e generare comunque sensazioni spiacevoli di ansia.

Questa fase, certo non facile, può darci l’occasione di sperimentare nuovi modi di entrare in contatto con noi stessi e i nostri bisogni: ascoltare il proprio corpo e i segnali che da esso ci arrivano è il primo passo per costruire una nuova consapevolezza e nuove modalità di stare al mondo.

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