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Bambini aggressivi: la storia di Stefano

13 set 2017

Stefano è un bel bambino di 7 anni, quando arriva da Medici in Famiglia insieme ai suoi genitori.

La nascita
Alla nascita, avvenuta alla 29° settimana, il piccolo pesava meno di 700 grammi ed è stato costretto a rimanere in patologia neonatale per tre mesi.
“I mesi più lunghi della mia vita”, ha dichiarato la sua mamma al primo colloquio con noi.
Quando finalmente Stefano è stato dimesso dall’ospedale e portato a casa, sua madre e suo padre hanno subito iniziato a sentir vacillare ogni certezza sul proprio ruolo di genitori. La mamma si sentiva spesso triste e il papà, che sembrava aver retto bene i mesi di ospedalizzazione del figlio, ha cominciato ad allontanarsi da casa: l’impegno d’accudire Stefano lo spaventava. Al primo colloquio ha confessato: “Mia moglie si dedicava giorno e notte al bambino, io ho pensato di dedicarmi al lavoro…” E così ha fatto, restando fuori casa fino a tardi e lasciando la moglie stanca e sola in casa.

I primi anni
I primi anni di Stefano sono molto faticosi: il bambino è spesso malato, dorme poco, dice di “no” a qualsiasi cosa e in più la mamma si sente triste e sola, più lui la mette alla prova non lasciandole respiro.
Quando Stefano ha 2 anni, i suoi genitori provano a riavvicinarsi come coppia: lei rimane incinta, ma purtroppo perde il bambino al terzo mese di gravidanza e questo contribuisce a farla sprofondare nello sconforto. Il marito, come già accaduto in precedenza, riprende a occuparsi con maggiore impegno del proprio lavoro, allo scopo di rimanere il più possibile fuori casa. La madre, stanca di non sentirsi capita e sostenuta dal marito, pensa alla separazione (anche se non ha mai il coraggio di portare a termine questo proposito). In casa la tensione diventa sempre più alta. I genitori litigano spesso, senza preoccuparsi di proteggere Stefano da questa situazione, eccessivamente traumatica per un bambino di soli due anni e mezzo.
Stefano inizia così a manifestare il suo malessere con comportamenti oppositivi e provocatori. Il padre, che da piccolo aveva a sua volta subito violenze e percosse, fin dall’età di 3 mesi, si sente autorizzato ad alzare le mani sul figlio.

La scuola
L’inserimento alla scuola materna si rivela molto difficile: Stefano non sopporta il distacco dalla mamma e reagisce con violenza. Inoltre, si ammala sempre più spesso e frequenta pochissimo l’asilo.
In prima elementare il bambino continua a presentare seri problemi di comportamento: manifesta atteggiamenti violenti (pugni ai compagni e parolacce alle insegnanti) ed è protagonista di episodi spiacevoli, che costringono le insegnanti a lasciarlo intere mattinate in presidenza per poter far lezione con gli altri alunni e così Stefano impara con gran fatica le lettere dell’alfabeto e i numeri.
Al termine della classe prima i genitori lo spostano in un’altra scuola, ma la situazione si ripresenta identica.

L’arrivo a Medici in Famiglia
Quando i genitori di Stefano arrivano da Medici in Famiglia, il bambino sta frequentando la seconda elementare e loro sono ormai estremamente provati dal suo atteggiamento costantemente negativo e dalle sue continue provocazioni.
Chiedere a Stefano di essere “buono” all’inizio della terapia era come non rendere lecite le sue richieste di accudimento e di amore, era come chiedergli di non esistere. Rispondere alla richiesta dei suoi genitori, dei suoi insegnanti, di avere un bambino meno oppositivo, del resto lecita, richiedeva quindi pazienza.
L’approccio che ha consentito allo staff di Medici in Famiglia di non scatenare nel piccolo Stefano l’opposizione alla terapia è stato quello di presentarsi a Stefano come “persone che potevano capirlo” e non come qualcuno che avrebbe dovuto farlo diventare buono: in questo modo la nostra terapeuta ha permesso al piccolo paziente di esprimere la propria sofferenza e ai genitori di comprendere il suo comportamento, non più vissuto come tiranno, ma debole e bisognoso di amore.
Man mano che Stefano si è sentito più sicuro di poter dare sfogo alla proprie paure, maggiormente accolto e ascoltato, i genitori hanno potuto stabilire alcune regole di comportamento che ora il figlio è in grado di rispettare. Via via che Stefano ha acquisito sicurezza interiore, si è costituito un nuovo modo di essere in rapporto con gli altri e con le cose.
Per fortuna la terapia non cambia il suo carattere, ma permette di comprendere il motivo di certe sue reazioni emotive. Condividere il significato dei comportamenti del bambino con i genitori è stata la chiave per ristabilire dei legami sicuri all’interno della famiglia.

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