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Basta letargo, adesso si gioca, finalmente!

23 Mag 2019

di Valentina Fogliata, Ortopedico

5 semplici regole per sopravvivere ai traumi da parco giochi

Con l’attesa della bella stagione, attesa mai vera come in questo periodo particolare, cresce la voglia di uscire dal letargo e giocare all’aria aperta con i nostri figli, nipoti, piccoli amici e di portarli al parco giochi, di lasciarli finalmente correre, saltare, giocare, sudare e… perché no… cadere!

Perché sì, i bambini corrono, saltano, giocano, sudano, si divertono e… cadono! Molto spesso si rialzano subito e ricominciano a correre, saltare e giocare, ma altre volte la lacrimuccia scende. E noi grandi ci spaventiamo, a volte più di loro.

Ecco quindi qualche regola, magari banale, per evitare di spaventarci e soprattutto di spaventarli troppo e per capire invece quando è meglio alzare le antenne.

Regola numero 1 – I bambini cadono (e anche gli adulti)

Chi di voi non è mai inciampato anche da adulto? Quante volte vi è capitato di fare una figuraccia per strada perché distratti da mille pensieri e poi di cercare di fare finta di nulla (magari alzando lo sguardo solo per capire se qualcuno di vostra conoscenza vi aveva visto?). A me capita, eccome! E allora perché non dovrebbe capitare ai nostri piccoli, così indaffarati nel loro magico mondo del gioco? Come noi, anche loro, di solito, si rialzano e fanno finta di nulla… magari ci guardano, giusto per vedere che espressione facciamo noi e spesso siamo proprio noi con il nostro sguardo spaventato o meno a decretare la prosecuzione del gioco o l’inizio del pianto. Proviamo quindi a vedere come reagiscono loro alla nostra (finta) indifferenza e regoliamoci di conseguenza.

Regola numero 2 – Facciamo quattro chiacchiere (quando possibile)

La lacrimuccia è scesa a prescindere dalla nostra (finta) indifferenza? Allora è il momento di alzare le antenne e di osservare con attenzione il piccolo, coinvolgendolo per quanto possibile per capire cosa è successo.

Se riteniamo (purtroppo non sempre è possibile dire “se abbiamo visto”, lo sappiamo tutti) che ci sia stato un trauma cranico, anche se lieve, poniamo molta attenzione all’immediato periodo post-trauma, allo stato di coscienza del piccolo e sì, in questo caso, facciamoci aiutare da un occhio clinico specialistico (noi genitori/nonni/grandi coinvolti emotivamente non sempre siamo obiettivi e attendibili nel valutare in queste situazioni quanto effettivamente il nostro piccolo sia vigile e orientato).

Regola numero 3 – Osserviamo attentamente… da vicino e da lontano

Se il pericolo del trauma cranico è scongiurato, osserviamo la zona che riteniamo essere contusa. In caso di evidente deformità anatomica o ferite che definirei “degne di nota” rechiamoci immediatamente in un pronto soccorso ma, in caso contrario, consoliamo il piccolo (sempre senza farci vedere spaventati, mi raccomando), medichiamo la ferita e guardiamo come usa o “risparmia” l’arto in questione.

Molto spesso, dopo alcuni momenti, la paura e il dolore passeranno piano piano e questo farà sì che il piccolo, distratto da altri stimoli che prontamente gli forniremo, ricomincerà a usare gradualmente il braccino o la gambina e la caduta sarà solo un brutto ricordo, più per noi che per lui. Se però ci rendiamo conto che, nelle ore successive, il pargolo continua con la sua vita indaffarata ma tende a “risparmiare” la zona contusa (ad esempio usa l’altra mano, zoppica, non flette un ginocchio, tiene un gomito sempre fermo, ecc…), ritorniamo al punto in cui è il caso di chiedere un aiuto medico.

Regola numero 4 – Protocollo R.I.C.E., per adulti e piccini

È solo una brutta botta? Quattro aiuti naturali e semplici (magari anche banali) per stare meglio il prima possibile!

R – Rest – Riposo! Banale ma ad esempio evitiamo le scampagnate al rifugio il giorno dopo una distorsione di caviglia anche lieve, se vogliamo evitare di trovarci una caviglia grossa il doppio dell’altra.

I – Ice – Ghiaccio (o piselli)! Il migliore amico di chi combatte contro una brutta botta. Non applichiamolo mai direttamente sulla cute ma sempre con un panno interposto, per 10 minuti sì e 10 no, meglio se per almeno 1 ora in totale. Non abbiamo una borsa del ghiaccio? Usiamo una busta di piselli congelata, ci scriviamo sopra di non mangiarla (altrimenti ci tocca tornare al punto in cui si corre in pronto soccorso) e la congeliamo e scongeliamo. I piselli o i cubetti di ghiaccio avvolgeranno la zona contusa e ci daranno un sollievo immediato.

C – Compression – Un bendaggio leggero (sempre stando attenti a non fare delle pieghe che possano causare lesioni) può farci stare meglio.

E – Elevation – Come aiutare una caviglia gonfia a sgonfiarsi? Evitare di tenerla in basso ma appoggiarla su un cuscino quando siamo sdraiati o su una sedia quando siamo a scuola, dicendolo all’insegnante (o al capo per i meno piccini) per evitare di passare ingiustificatamente per maleducati.

Regola numero 5 – Ricominciare da capo

La paura è passata? Il dolore anche? Bene… è il momento di tornare a giocare… e non mi rivolgo ai bimbi di tutte le età… perché “Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.” (Pablo Neruda).

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