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Come educare i figli: le 10 regole guida per il mestiere di genitori

7 set 2017

Educare è un’arte, un intervento delicato e complesso che richiede non solo conoscenze tecniche, ma soprattutto attenzione, sensibilità, capacità creativa. Significa aiutare un figlio a sviluppare le sue potenzialità e a diventare indipendente. Vuol dire adoperarsi per far emergere la personalità del bambino rispettando le sue caratteristiche. Come fare? Quali modalità educative scegliere? Premi o punizioni, regole o libertà? Ecco i tipici dubbi nella gestione del rapporto genitori e figli, oggi fugati dalla consapevolezza di un fondamentale equilibrio tra due atteggiamenti opposti.

Ecco 10 riflessioni che, secondo gli specialisti, potrebbero aiutarci nel difficile ma straordinario “ruolo” di genitori.

1. Ogni bambino ha bisogno di approvazione e lodi ma anche di regole, limitazioni, divieti. Senza regole rischia di crescere allo stato brado, convinto di poter agire e fare tutto ciò che vuole; quando la vita lo porrà di fronte alle difficoltà, potrebbe sentirsi impreparato e incapace davanti agli ostacoli.

2. Mantenere un clima disteso in casa: le persone non sono fatte a compartimenti stagni, far sì che le difficoltà quotidiane e i problemi di lavoro non rovinino i momenti in famiglia richiede umanamente un grande sforzo, necessario prima di tutto per se stessi, per mantenere intatto il proprio equilibrio psicofisico  ma anche per conservare un clima sereno.

3. Quando i genitori stanno bene, anche i figli sono sereni; se soffrono, anche i figli sono irrequieti e in ansia. Questo condizionamento emotivo è tanto più forte quanto più i bambini sono piccoli, poiché inconsapevolmente, i genitori si relazionano ai figli molto più attraverso la comunicazione non verbale, che non con le parole.

4. Approfittare di ogni momento per dialogare con i figli: la colazione o il viaggio in auto verso la scuola sono momenti d’oro per fare due chiacchiere  raccontarsi e improvvisare qualche giochetto veloce. E alla sera, condividere il racconto della giornata, è un modo per interagire con i figli e costruire un rapporto basato sulla complicità e l’intesa.

5. Affrontare con spontaneità l’educazione sessuale: scegliere un approccio sereno evitando i tabù; giocare d’anticipo e in modo personale quando i figli sono ancora piccoli; ogni genitore conosce la sensibilità del proprio bambino e sa qual è l’approccio migliore da adottare senza suscitare in lui reazioni sbagliate.

6. Mantenere la calma di fronte a un capriccio insistente, senza partire subito in quarta con i rimproveri. Meglio aspettare qualche minuto per  poi ribadire il divieto in modo tranquillo, ma fermo e deciso. (Ricordiamo che anche i genitori devono chiedere scusa, se sbagliano).

7. Il primo segreto per saper dire di no consiste nell’essere profondamente convinti: un “no” non deve mai diventare “sì” per esaurimento: i bambini sono bravissimi nel cogliere le debolezze di mamma e papà e ritirarle fuori nel momento opportuno.

8. Il “no” deve mirare a costruire l’autostima del bambino e non a distruggerla. Bisogna quindi fare molta attenzione a come si pone il divieto, che deve essere focalizzato sull’azione o sull’oggetto in questione e non sulla persona. I “no” non devono essere eccessivi: meglio fissare pochi obiettivi, semplici e raggiungibili, e impegnarsi a fondo affinché vengano rispettati.  I bambini non vanno ingabbiati con troppe regole, devono essere lasciati liberi all’interno di confini prestabiliti, in modo da sviluppare autonomia e capacità di giudizio. Inoltre i bambini diventano più motivati nel rispettare le regole, se ne capiscono il significato. Bisogna quindi argomentare sempre: se il no è accompagnato da una spiegazione acquisterà un valore diverso.

9. “Io per te ci sono sempre”, anche per la scuola.  La demotivazione nello studio può essere anche la diretta conseguenza del clima pesante che si respira in casa: liti e disinteresse rendono difficile concentrarsi nello studio e avere buoni risultati a scuola . l’unica ricetta di sicuro successo è la partecipazione dei genitori: i bambini si sentono gratificati dall’interesse che la mamma e il papà dimostrano per quello che fanno e sono incentivati a migliorare.

10. Attenzione a punizioni e castighi: La strada maestra è quella del rispetto reciproco e del dialogo: mai alzare le mani, pe run genitore significa perdere di rispetto ed essere già perdente.Anche i castighi, devono essere dosati in base al bambino e alla sua età. Il bambino deve sapere che il suo comportamento, se sbagliato, avrà delle conseguenze…Ma meglio aggiungere un compito anziché togliere al bambino qualcosa. Preferire sempre il “castigo educativo”, a quello punitivo, che mortifica il bambino e lo irrita ulteriormente.

L’educazione dei figli richiede dedizione, pazienza e tempo, non dobbiamo preoccuparci per loro, ma occuparci di loro: ogni  comportamento dei genitori è educativo solo se riempito d’amore.

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