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Corso SAA – School Age Assessment of Attachment

20 mag 2018

Milano |  7, 8, 9, 10 Giugno;  25, 26, 27, 28 Ottobre; 30 Novembre e 1, 2, 3 Dicembre 2018 – h. 9.00-18.00
Medici in Famiglia | Via Lazzaro Papi 20

Lo School Age Assessment of Attachment è un’intervista semi-strutturata che viene somministrata a bambini della fascia d’età 6-13 anni. L’intervista viene audioregistrata, trascritta e codificata in cieco usando come riferimento il Modello Dinamico-Maturativo dell’attaccamento e dell’adattamento di P. Crittenden. La valutazione dell’attaccamento attraverso il SAA è particolarmente significativa per individuare 1) come il bambino ottiene sicurezza e conforto ed elabora le informazioni (le sue strategie d’attaccamento); 2) se le sue modalità protettive sono funzionali e se sono presenti traumi irrisolti, 3) quali sono i problemi principali del bambino. Tali informazioni permettono di comprendere la funzione di sintomi e comportamenti sintomatici e di effettuare valutazioni prognostiche sugli effetti probabili di mantenere le cose come stanno, o dei possibili interventi. Si rivela dunque uno strumento utile per la clinica e per l’ambito forense.

Durante il corso sono previste lezioni teoriche, studio personale, esercitazioni individuali con affiancamento di facilitatori, somministrazione di interviste a casi di popolazione normale (per ottenere la qualifica di somministratore dello strumento SAA), codifica su protocolli inviati via mail dai docenti a fine corso (ai fini di ottenere la qualifica di codificatore). L’iscrizione al corso SAA è consentita solo a coloro che hanno frequentato il corso Attaccamento e Psicopatologia. È previsto un numero massimo di 15 partecipanti.

Perché valutare l’attaccamento?
La valutazione dell’attaccamento è particolarmente significativa per comprendere la funzione di sintomi e comportamenti sintomatici. Questi ultimi, infatti, possono essere visiti come tentativi messi in atto per risolvere dei problemi che riguardano le relazioni significative per l’individuo. Se i sintomi o i comportamenti maladattivi servono per risolvere problemi per poter programmare un intervento o un trattamento è necessario sapere quali sono i problemi che vuole risolvere il paziente.
La valutazione dell’attaccamento consente di raccogliere tali informazioni poiché fornisce un quadro sullo stato immediato delle relazioni e sulle esperienze storiche che hanno dato forma alle strategie dei bambini per mantenersi al sicuro e suscitare cura (le strategie d’attaccamento). A partire da ciò possono essere effettuate valutazioni prognostiche sugli effetti probabili di mantenere le cose come stanno, o dei possibili interventi. La valutazione dell’attaccamento diviene indispensabile dunque non solo per i pazienti che manifestano sintomi o comportamenti sintomatici ma anche per prendere decisioni su bambini coinvolti in procedimenti giudiziari a causa di maltrattamenti o di conflitti familiari.

Cosa sono le strategie d’attaccamento?
I bambini in interazione con le figure di attaccamento, imparano a quali informazioni fare attenzione, e il modo di usarle per organizzare il loro comportamento in modo da aumentare la propria sicurezza e il proprio conforto; questo effetto viene chiamato la “strategia di attaccamento del bambino”.
I bambini che hanno figure genitoriali imprevedibili mostrano configurazioni coercitive (essi lottano, esigono, si lamentano, fingono incompetenza, si aggrappano, ecc.). Una strategia comune per i bambini maltrattati è l’obbedienza compulsiva (fare esattamente quel che viene detto di fare, e non far arrabbiare l’adulto mostrando la propria rabbia). Una strategia comune per la trascuratezza è l’accudimento compulsivo (rendere felice l’adulto triste in modo che si ricordi di occuparsi di te).
Comportamenti comuni tra i bambini allontanati dalle figure di attaccamento e collocati presso estranei è la promiscuità compulsiva, cioè un’estrema tendenza a rimanere vicini agli adulti, approcci indiscriminati agli estranei e comportamenti sessualizzati. Questo è il tentativo del bambino di attrarre un adulto qualsiasi che si occupi di lui. Questi modellamenti precoci influiscono sui bambini per il resto della loro vita, anche se non sono immutabili; vale a dire che il sistema nervoso è plastico, ma non infinitamente.
Le strategie d’attaccamento hanno la funzione di aumentare la sicurezza e il conforto. Non esistono strategie giuste e strategie sbagliate bensì tutte possono essere funzionali all’interno di un determinato contesto di vita. A volte le strategie vengono utilizzate però in modo estremo (ovvero l’individuo utilizza le proprie strategie anche quando non è in pericolo) oppure non assolvono più la funzione attesa.

Cosa accade quando una strategia non funziona?
Quando il bambino ha imparato che non ha nessun potere di cambiare alcunché di rilevante per la propria sicurezza e per il proprio benessere, mostra depressione (abbandonando ogni tentativo strategico). La depressione ha indubbiamente un effetto negativo a lungo termine sullo sviluppo cerebrale e sull’adattamento interpersonale. Quando le condizioni sono intollerabili per il bambino, e il bambino è depresso, ci sono a volte intrusioni di stati affettivi negativi estremi; questi possono essere diretti ad altri (per esempio aggressività non provocata o paura) o verso il sé (per esempio autolesionismo, ideazione suicidiaria)
Quando i bambini non riescono a imparare dalla loro esperienza e non trovano nessun modo per aumentare la loro sicurezza e il loro benessere, essi possono mostrare traumi o lutti irrisolti; si tratta di condizioni simili al disturbo da stress post-traumatico che appaiono sotto forma di comportamenti molto inappropriati, a volte esplosivi, che non hanno alcuna funzione protettiva per il sé. Le esperienze traumatiche irrisolte distorcono il comportamento della persona senza che la persona ne sia consapevole; i traumi interrompono infatti la strategia di base utilizzata dal soggetto quando si sente in pericolo.
Diviene dunque indispensabile disporre di strumenti di valutazione in grado di cogliere la strategia utilizzata dal bambino e di raccogliere informazioni sul tipo di problema attorno alla quale ha organizzato tale strategia. Tali strumenti devono essere anche i grado di fornire informazioni sulla presenza di traumi irrisolti  e sulla sensazione soggettiva di efficacia della strategia utilizzata.

Quali strumenti di valutazione scegliere per i bambini di età scolare?
Nell’ambito della valutazione della relazione tra un bambino e i suoi caregivers il livello di sviluppo del bambino riveste un ruolo determinante nella scelta degli strumenti di valutazione.
Con i lattanti e i bambini prescolari vengono utilizzati strumenti di valutazione che si basano sull’osservazione di comportamenti perché non hanno ancora sviluppato la capacità di controllare il proprio comportamento sul piano procedurale. Dopo i 5-6 anni i bambini sono in grado di regolare le proprie manifestazioni affettive in modo molto più sofisticato che in epoche precedenti. Ne consegue una capacità di controllare il proprio comportamento sul piano procedurale in modo tale che il comportamento esplicito risulta opaco all’osservazione riguardo alle motivazioni effettive. Con i bambini di circa sei anni o più grandi gli stati mentali veri possono sfuggire anche al più allenato “occhio clinico”. Il comportamento manifesto può essere contraddistinto da dissimulazioni o esagerazioni delle evidenze riguardanti i problemi di relazione con le figure genitoriali (o i caregiver).  Invece che osservazioni comportamentali, si sceglie quindi di analizzare le modalità di elaborazione delle informazioni attraverso il linguaggio parlato (es. invenzioni e rievocazioni di storie in tema di pericolo, il cui contenuto rispecchia aspetti salienti dell’esperienza di attaccamento con figure specifiche, e la cui forma rispecchia le modalità strategiche che iniziano a caratterizzare la personalità individuale del soggetto).
In questi casi i sistemi di codifica considerano non solo il comportamento manifesto (ciò che il soggetto dice) ma anche 1) quel che il soggetto non dice ma dovrebbe aver detto; 2) le mancate fluenze con cui il soggetto parla, e 3) il modo in cui il soggetto interagisce con l’intervistatore; 4) il confronto tra i diversi sistemi di memoria impliciti ed espliciti. Tale confronto riveste una notevole importanza al fine di avvicinarsi il più possibile  al vero stato mentale nei confronti del caregiver.
I comportamenti spontanei che vengono interpretati in un contesto non strutturato e senza il ricorso a un sistema di codifica e classificazione dei comportamenti possono fornire interpretazioni arbitrarie, ovvero possono riflettere  i pregiudizi e le istanze personali dell’osservatore piuttosto che le rappresentazioni mentali e le motivazioni della bambina.
L’arbitrarietà può essere tenuta sotto controllo attraverso metodi di valutazione standardizzati che generino una registrazione permanente che altri possano vedere, e che abbiano studi pubblicati peer-reviewed che descrivano la validità e l’attendibilità dei mezzi per trarre conclusioni dall’osservazione. Quando simili metodi sono utilizzati, altri esperti qualificati possono valutare in modo indipendente le stesse evidenze e fornire un’opinione informata. Questo approccio ha anche il vantaggio di  ridurre valutazioni multiple della stessa famiglia da parte di professionisti diversi.
Gli strumenti d’indagine infine devono tenere conto dei cambiamenti evolutivi e in particolare dei compiti di sviluppo della fascia d’età che si intende esaminare. Il bambino dopo i 5-6 anni, in tutte le culture, comincia ad allontanarsi dalla propria famiglia per entrare in relazione solitamente con i contesti scolastici e amicali. Il genitore è sempre presente ma meno in modo fisico, invece utilizzato nei momenti di difficoltà. Il compito principale del bambino in questa fascia di età è la generalizzazione semantica partendo da esperienze personali, nonché la spiegazione del proprio comportamento. Ora ci si concentra sui risultati delle proprie prime performance cognitive. Poi subentrano con prepotenza gli amici e le tematiche connesse: il concetto di reciprocità, la leadership, il rifiuto.
Lo School Age Assessment of Attachment (SAA, Crittenden, 1997-2005, Crittenden & Landini, 1999) rispetta i criteri sopra citati.
Si tratta di uno strumento sviluppato all’interno del Modello Dinamico-Maturativo dell’attaccamento e dell’adattamento di Crittenden.
Il modello dinamico maturativo valorizza il concetto di pericolo e di adattamento. Spiega molto bene come i bambini si proteggono quando hanno vissuto dei pericoli (siano essi la carenza di risposta genitoriale, o l’ostilità o altro ancora…) e sottolinea come cambia l’individuo al mutare delle circostanze e della maturazione individuale.

Che cos’è il SAA?
È un’intervista semi-strutturata che viene somministrata a bambini della fascia d’età 6-13 anni. L’intervista viene audioregistrata, trascritta e codificata in cieco (ovvero da un codificatore che non possiede nessuna informazione sul bambino) usando il modello dell’attaccamento secondo il DMM. La maggior parte delle interviste richiedono 30-40 minuti di tempo per essere completate e 1-2 ore per essere codificate.

Procedura. Il SAA consta di sette figure stimolo (Crittenden, 1999), ciascuna con un disegno di un bambino che affronta una situazione minacciosa comune per i bambini in età scolare. La prima figura ha lo scopo di rompere il ghiaccio e non essere minacciosa; intende insegnare al bambino il compito sulla base di materiale facile. Le 6 figure seguenti presentano situazioni in cui il pericolo aumenta gradualmente. Al bambino viene richiesto di fornire una storia inventata sulla base della figura presentata e successivamente di raccontare un evento simile realmente accaduto nella sua vita. L’intervistatore ha anche il compito di indagare la consapevolezza del bambino sulle proprie emozioni e motivazioni e sulla comprensione dei diversi punti di vista in particolare rispetto alle figure d’attaccamento. Alla fine il bambino deve fornire un punteggio soggettivo relativo al pericolo su una scala a dieci punti.

Obiettivi del SAAIl SAA permette di raccogliere le seguenti informazioni:
1. Tipo di strategia di protezione e l’elaborazione delle informazioni che la sostiene
2. Efficacia della strategia rispetto alle relazioni e ai problemi del bambino
3. Presenza di traumi irrisolti
Va precisato che il SAA non indica se il bambino ha sviluppato un attaccamento rispetto a una determinata figura ma permette di fornire indicazioni sulla strategia generalizzata non specifica per una determinata persona (a differenza di altri strumenti come la SSP e il PAA).

Per concludere. Il SAA è un utile strumento per i coloro che desiderano passare da una diagnosi descrittiva, densa di segni clinici,  a una diagnosi esplicativa, ovvero a una diagnosi dotata di senso all’interno di un modello scelto di funzionamento mentale dell’essere umano. Il segno clinico assume senso per il diagnosta nel momento in cui lo si esplora nella sua possibile funzione personale e sociale. In questo modo, a uno stesso segno può corrispondere una diagnosi esplicativa differente. Per esempio un segno comportamentale classicamente definito come iperattività potrebbe assumere significato funzionale in due differenti diagnosi esplicativa, emergenti in distinte classificazioni del pattern di attaccamento.
In sintesi per un clinico il SAA è un utile strumento diagnostico perché consente di accedere alle diagnosi esplicative, ovvero di trovare significati ai problemi presentati dai bambini.

Validità. Il Saa può contare su un corpo crescente di studi validati empiricamente.

Dott. Andrea Landini, Medico, Neuropsichiatra Infantile

Corso Formazione Attaccamento e Psicopatologia

Neuropsichiatra Infantile, Laureato e specializzato all’Università di Modena, si forma come psicoterapeuta cognitivo-costruttivista al Centro Studi in Psicoterapia Cognitiva (Firenze). La sua pratica comprende psicoterapia con adulti, adolescenti, genitori, supervisione operatori di comunità per minori, supervisione di psicoterapeuti in formazione. Per 20 anni ha collaborato con Patricia Crittenden allo sviluppo del DMM – Modello Dinamico Maturativo dell’Attaccamento e dell’Adattamento, ha tradotto quattro suoi libri, pubblicando propri capitoli sulla valutazione con strumenti DMM e sulle applicazioni del DMM all’intervento e al trattamento. Nel 2011 Crittenden e Landini hanno pubblicato il manuale della DMM – AAI, Assessing Adult Attachment (Norton). Ha partecipato a molti progetti di ricerca. È socio fondatore di IASA – International Association for the Study of Attachment e Direttore del Family Relations Istitute (www.familyrelationsinstituteitalia.it). Insegna il DMM e i suoi strumenti in ambito internazionale, è didatta SITCC, docente presso la Scuola Bolognese di Psicoterapia cognitiva e in altre scuole d’Italia di psicoterapia cognitiva, sistemico-familiare e psicodinamica.

Costo: il costo complessivo previsto per le 12 giornate di lezione e il lavoro sull’attendibilità è di 1.200€ IVA esclusa (1.464€ IVA inclusa).

Per informazioni: info@medicinfamiglia.it – 02 8426 8020 – 392 5422 533

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