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Neo-mamme, subito a lavoro a tempo pieno?

1 ott 2017

Bonus bebè, bonus baby sitter, bonus asili nido. Nel 2017 le opportunità per le neo-mamme sembrano aumentare, ma la domanda rimane la stessa: quando è meglio rientrare a lavoro?

Nel 2012 uno studio condotto dai ricercatori statunitensi delle Università di Penn State e Akron rivelava che una neomamma è maggiormente felice se ha la possibilità di tornare a lavorare in tempi brevi dopo la maternità. Secondo la ricerca la soddisfazione aumenta se il lavoro da riprendere è a tempo pieno, il cosiddetto full time. I ricercatori – che hanno condotto uno studio intervistando oltre duemila donne diventate madri – affermano che riprendere il lavoro a tempo pieno migliora le prestazioni fisiche e mentali.
Il rientro a lavoro dunque aiuterebbe a scaricare lo stress, a favorire il recupero delle energie dopo il parto, a stimolare l’autostima e le relazioni sociali. Inoltre la donna si cura di più e presta più attenzione al suo aspetto.

Dopo la nascita del bambino, la donna vive un periodo molto difficile dal punto di vista emotivo e psicologico. Si sente annullata, messa da parte, in balìa dei ritmi del bebè. Se prima aveva la facoltà di pianificare la sua giornata, ora è il piccolo a decidere quando la mamma può mangiare, riposarsi, farsi una doccia, uscire. Specialmente per le donne meticolose e organizzate, questo può essere destabilizzante.
È dunque fondamentale che la neo-mamma trovi il tempo e il modo di pensare a se stessa, dedicandosi a un passatempo, allo studio o al lavoro. Attenzione, però, a non fare il passo più lungo della gamba. Sebbene non vanno trascurati i benefici psicosociali della riscoperta di sé non è indispensabile ricominciare da subito a lavorare, per godere di questi benefici.

Specialmente nei primi periodi, la donna ha la sensazione di non essere mai al posto giusto, eternamente sospesa tra l’ufficio, in cui non fa che pensare al figlio, e il senso di colpa di non lavorare abbastanza, quando è a casa. Qualsiasi scelta faccia, si sente sempre in errore o in difetto verso qualcuno. Ci vuole un po’ di tempo per raggiungere un equilibrio ideale tra il bisogno di accudimento e il desiderio di realizzazione personale. Solo in quel momento, la donna può capire qual è la soluzione migliore per sé e la sua famiglia.
Adattarsi al duplice ruolo di mamma e lavoratrice richiede tempo. Una volta riorganizzata la propria vita però, niente ripensamenti. Il bambino non subirà traumi se la mamma si separa da lui per andare a lavorare. Anzi, è provato che una madre soddisfatta e felice accudisce meglio i suoi figli e si relaziona in modo più positivo con lui.

Se la situazione lavorativa e familiare lo consente, l’ideale sarebbe un rientro in part time per i primi mesi, con un aumento graduale delle ore di lavoro, fino al compimento del primo anno del bambino. Questa soluzione consente alla mamma di riappropriarsi dei ritmi e delle abitudini precedenti all’arrivo del bebè, e al bambino di saper affrontare il distacco dalla figura materna. Inoltre è l’opzione che si adatta meglio ai ritmi dell’allattamento al seno. Fino a un anno, infatti, si può usufruire di due ore di permesso al giorno, secondo la legge n.151 del 2001.

E dopo il primo anno, come sostenere i ritmi lavorativi quando le ore di sonno sono poche e l’accudimento dei figli porta via energie e risorse?

Lavoro a tempo pieno e famiglia non sono inconciliabili. È una scelta impegnativa e faticosa, ma ha anche qualche vantaggio.
Primo: ci si lascia aiutare di più. La neomamma che lavora part-time si sente in dovere di fare tutto da sola. Raramente delega i lavori di casa ai genitori o a una collaboratrice domestica. Con il risultato che arriva a fine giornata stremata, senza essere riuscita a dedicarsi al suo bebè.
Le lavoratrici full-time, invece, di solito accettano più di buon grado gli aiuti esterni. Il poco tempo che hanno a disposizione lo riservano alle coccole e ai giochi con il bimbo.
La figura che si occuperà del bambino (nonno/a, tata o educatrice del nido) deve prendere in carico il piccolino almeno un mese prima del rientro in ufficio. Il periodo di lontananza aumenterà progressivamente, a mano a mano che il bambino si sentirà rassicurato sul fatto che il genitore tornerà sempre da lui o lei.  Questo periodo “di prova” servirà anche alla mamma, a capire che il piccolo può sopravvivere anche senza di lei.
Quando riscontrerà che suo figlio non la rimpiazza con una figura sostitutiva, anche se lei è fuori casa per gran parte della giornata, si sentirà più sollevata e tornerà a lavorare senza rimorsi.

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